domenica 7 febbraio 2016

IL BUDDHA DI BROOKLYN - RICHARD C. MORAIS

ORIENTE E OCCIDENTE- IN E YANG



Voto: 8 


Mentre oggi mi divertivo a guardare su Youtube i mille volti di Claudio Lauretta, mi son tornati in mente gli anni delle superiori quando studiavo Pirandello. Allora la nostra professoressa ci parlava dell'ironia come strumento per sopravvivere alla condizione umana. Spesso sento dire che l'ironia è tipica dei monaci buddhisti e credo che questo sia un'atteggiamento che risulta del tutto naturale a chi come loro quotidianamente sono abituati a superare le illusioni della mente attraverso la pratica.  Un giorno ho letto una frase molto bella del Dalai Lama sul mondo occidentale che più o meno recitava così: "Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi. perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto".
Ecco io credo che il mondo Occidentale abbia bisogno di quello Orientale in egual misura a come il mondo Orientale ha bisogno di quello Occidentale. Questa interazione è ben rappresentata dal libro IL BUDDHA DI BROOKLYN  -  RICHARD C. MORAIS che oggi vi presento:




Di cosa parla?

Il Buddha di Brooklyn è la storia del sacerdote Seido Oda incaricato dalla setta della Sorgente a diventare guida spirituale della comunità buddhista di New York.
Tutto ha inizio con la dolorosa separazione dalla famiglia all'età di 11 anni per iniziare il suo sacerdozio al Tempio della Preghiera Perpetua. A due giorni dalla sua iniziazione avverrà un tragico evento che segnerà buona parte della sua esistenza: a causa di un violento incendio perderà infatti l'intera famiglia. Così il racconto prosegue descrivendo la vita del giovane nel monastero, diviso fra i doveri quotidiani e i piaceri per la pittura e la letteratura, in particolare quella anglosassone. Il trauma lo porterà a trovare il suo equilibrio attraverso l'isolamento della vita monacale, fatta di riti e doveri, fin tanto che il suo amico/reverendo Fukuyama gli propone di andare a New York a seguire i lavori per la costruzione del nuovo Tempio della comunità buddhista locale e divenirne temporaneamente sacerdote. Oda si ritroverà così a gestire una nuova separazione dal suo tanto amato Giappone per gettarsi in un'America che invece non ama e non capisce. Così mentre l'America ci viene racconta col punto di vista Orientale evidenziandone tutti i contrasti e i paradossi, l'esperienza in terra straniera costringe l'ermetico Oda al contatto con le altre persone prendendosi cura dei fedeli della comunità buddhista e vivendo in mezzo agli altri abitanti del suo nuovo quartiere, questo lo porterà a conoscere se stesso, i suoi limiti e a trovare il suo vero cammino.


Commento:

Il racconto avviene tutto in prima persona e, pur essendo in ordine cronologico, è in gran parte concentrato nel suo primo anno di vita a New York col susseguirsi delle stagioni prendendo così un po' spunto, come da stessa ammissione dell'autore, da Amarcord di Fellini. L'anno a New York è preceduto da un introduzione dove Oda si racconta scorrendo i suoi anni di infanzia sino all'età adulta in Giappone in modo da far capire al lettore chi è il protagonista con tutto il suo vissuto e le sue emozioni.
La prosa dello scrittore è davvero piacevole e scorre velocemente e così ci si ritrova a meravigliarsi delle bellissime descrizioni che ci catapultano nel momento descritto. In questo c'è da ammettere che rispecchia bene il concetto buddhista del "qui e ora" per cui i fermo immagine che ci regala diventano un bellissimo momento di presenza mentale della voce narrante. Il protagonista Oda ci viene presentato con tutta la sua fragilità di essere umano,vediamo quindi l'uomo che dubita delle sue capacità sacerdotali, vediamo l'uomo chiuso che si trascina un grosso blocco dentro, vediamo l'uomo che si rifà severamente ai dogmi della religione ma che non ha ancora trovato il Buddha dentro se. Ma questa è una storia di crescita personale e Oda troverà il Buddha col contatto con gli altri, con il tanto odiato "diverso", quasi come se il rozzo Yankee potesse essere con la sua diversità un maestro per il raffinato maestro Giapponese.
In altre parole due mondi così lontani come la sobrietà Giapponese e la grandiosità eccentrica Americana entrano in contatto e uno equilibra l'altro come se uno avesse bisogno dell'altro, ma d'altra parte il buddhismo è la religione della Via di Mezzo e questo concetto emerge molto bene durante l'intera narrazione.
Un libro per me fantastico, per nulla banale e che non è stato semplicemente una piacevole lettura ma è riuscito a regalarmi  un'esperienza da portarsi dietro come si fa al termine di un bel viaggio.


Citazione:

E' in uno sforzo assiduo e costante, simile allo scorrere dell'acqua, che si può trovare la stabilità mentale, non dal fuoco d'artificio della felicità. La preghiera per me è acqua non fuoco.


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