INTERVISTA A ANDREA PAOLUCCI - QUANDO LA MUSICA DIVENTA PAROLA

Ai trentenni consiglio questo, tenete duro, perché quello che avete in testa è il suggerimento giusto per la vita che vi si prospetta davanti




Come si scrive un libro? Direi che su questo tema il dibattito sia piuttosto ampio, però credo che, a prescindere da qualsivoglia suggerimento, sia necessario che uno scrittore debba rispettare due fondamentali e cioè avere una storia e saperla scrivere.
Oggi vi presentiamo un giovane autore che ha trovato la sua storia, o meglio le sue storie, nel mondo della discoteca e ne scrive in modo originale facendo incontrare lo slang da strada con un linguaggio più ricercato.
Come Bolabooks abbiamo già recensito il suo ultimo libro WUH!,  lui è Andrea Paolucci e in attesa del suo prossimo lavoro ci godiamo l'intervista che ci ha rilasciato dove ci racconterà qualcosa su di lui e conosceremo il suo punto di vista sul mondo.









1) Che cosa significa per te scrivere?

Per me scrivere significa estraniarmi dalla realtà che mi circonda ed entrare nella mia realtà. Non esattamente nel mondo che vorrei, perché le utopie le lasciamo ai filosofi, ma in un mondo che mi fa divertire e che mi rende completo per la mia coscienza, per il mio intelletto e per la voglia di stare dentro a un racconto che sia esattamente come lo voglio io. Perché, prima del pubblico, delle vendite e di tutto il resto, bisogna divertirsi e ricordarsi di scrivere il miglior racconto che vorresti leggere in quel momento e che chiaramente nessuno meglio di te, può scriverti. Poi il riscontro del pubblico è una gratificazione incommensurabile, una qualità incredibile di questa vita. Non c’è emozione più grande di qualcuno che ti arriva, ti stringe la mano e ti fa: “ammazza che bel racconto che hai scritto.” Ecco questa possibilità, è gioia pura.

2) In WUH! ci racconti due mondi opposti: il giorno e la notte. Il giorno fatto di lavoro e progetti e la notte fatta di evasione e mondi alternativi. Quanto c'è della tua esperienza di vita?

E’ chiaro che gli spunti vengono presi dalla vita quotidiana, ma per esempio nello stesso racconto omonimo alla raccolta, ovvero WUH!, c’è una descrizione del business discografico che mi sono inventato di sana pianta, così, perché per me il personaggio doveva scalare quel mondo e in quell'ambiente poi subire l’ambizione e la concorrenza di qualcun altro. Certo, è sempre collegato alla musica e questo aspetto conviene che te lo espongo in una domanda specifica.

3) Che ruolo ha nella tua vita la musica?

Ma guarda che casualità? Quindi mi chiedi che ruolo ha nella mia vita, la musica? Non sarà perché te l’ho invocata nella domanda precedente? Dici di no, eh? Tutto già preparato? Ok, contento tu, contenti tutti. Me compreso. Comunque, per me la musica è il cuore che batte. Incessante, preciso. Un treno di battiti sempre presente. Che se ci fai caso, non è simile, se pur di un’altra velocità, alla cassa dritta della musica techno? Che poi a vederla in grande, la cassa dritta, mica se l’è inventata la musica elettronica. Naaa, c’è da decenni, il cuore che batte incessante che libera gli arti che fa chiudere gli occhi e che permette al corpo di esprimersi in ogni sua parte. A volte un ballo ben riuscito è meglio del sesso.

4) WUH! è stata un'interessante raccolta di racconti e ha avuto un certo riscontro, per cui la domanda sorge spontanea: progetti per il futuro?

Ho un agente letterario che sta girando per case editrici con un mio romanzo. Come come? Mi chiedi di cosa parli il romanzo in questione? Di ragazzi della Romabene che si sfondano di coca e di un ragazzo che invece nella Romabene ci vive ed è costretto a venderla, la polvere bianca. Ma c’è anche tanta Roma e un tuffo nel passato, in quegli anni settanta che hanno portato le droghe pesanti alla ribalta nella nostra sgangherata penisola.
Come come? Vuoi sapere se sto scrivendo altro? Certo, si dice che se gli squali smettono di nuotare, affogano. Cosa c’entra? Forse nulla, chissà. Comunque, sto scrivendo un altro romanzo con protagonisti un dj e una dancer, così, perché avevo bisogno di tornare nel mondo della discoteca, mi mancavano le atmosfere di WUH!, forse. Dico forse, perché l’evoluzione della scrittura e della visione di una storia mi costringe ad aggiungere quel forse. Chissà, insomma.
Ovviamente continuo anche a scrivere racconti brevi, ora per esempio ce ne ho uno sottomano che parla di rave. (Sempre questa benedetta techno di mezzo? Naaa, c’è pure la musica classica, anche nel titolo, figurati.)

5) Io appartengo per il rotto della cuffia alla cosiddetta Generazione X (faccio da ponte) cioè i fratelli maggiori della più celebre e discussa generazione dei Millenials, che in parte è quella che riguarda il tuo libro. Cosa pensi dei ventenni/trentenni di oggi e che mondo gli aspetta?

Io ai Millenials associo sempre la fantascienza, sarà per il nome, comunque, a parte le congetture del caso, è vero molti miei personaggi escono così, un po’ balordi, qualche volta fuorilegge, forse assassini, a volte sballati, ma è sempre gente che vuole farsi un po’ di fatti suoi, che vuole vivere una vita a modo proprio, non come comanderebbe qualcun altro. Ecco, ai ventenni e ai trentenni consiglio questo, tenete duro, perché quello che avete in testa è il suggerimento giusto per la vita che vi si prospetta davanti. Si dice che l’idea sia la prima forma di energia, ecco sfruttatela, perché di sale in zucca ne avete, se non vi fate omologare. Resistere, sempre.



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